Sentenza n. 843/05 Reg. Sent. n. 4742/2004 R.G.

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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sede di
Palermo, Sezione Seconda, ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A
N. 843/05 Reg. Sent.
N. 4742/2004 R.G.
sul ricorso R.G. n. 4742/2004, proposto dalla scuola paritaria
ISTITUTO PLATONE, gestione Centro Studi Antonello da
Messina, in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentato e difeso, in virtù della procura in calce al ricorso,
dall’avv. Domenico Cambiaso, presso il cui studio in Palermo, via
del Bersagliere n. 71, è elettivamente domiciliato;

C O N T R O
il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca –
Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Direzione Generale,
in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e
difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, presso i
cui uffici, in via Alcide De Gasperi n. 81, è domiciliato per legge;
PER L’ANNULLAMENTO

1. del decreto prot. n. 12075 del 15 giugno 2004, ricevuto il
giorno 16 successivo, con il quale il Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Ufficio
Scolastico Regionale per la Sicilia – Direzione Generale ha
configurato le commissioni per l’esame di Stato 2004
dell’Istituto paritario Platone di Palermo, relativamente agli
indirizzi e classi indicati nei relativi allegati;
2. della nota prot. n. 14709 area 1 del 21 giugno 2004,
comunicata con nota del Centro Servizi Amministrativi di
Palermo del 13 luglio 2004, ricevuta il 3 agosto successivo,
con la quale il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e
della Ricerca – Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia –
Direzione Generale ha comunicato che “quanto sopra
esclude tassativamente la possibilità di prevedere corsi di
studi che siano realizzati esclusivamente con la frequenza
degli alunni on-line, anche se fosse prevista una presenza
saltuaria che invertirebbe sicuramente l’assetto ordinario”.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Avvocatura dello
Stato per l’Amministrazione intimata;
Vista l’ordinanza collegiale n. 2020 del 27 ottobre 2004;
Vista l’ordinanza del C.G.A. n. 53 del 13 gennaio 2005;
Viste le memorie depositate dal ricorrente e dall’Avvocatura
dello Stato;

Visti gli atti tutti della causa;
Designato relatore il Referendario Aurora Lento;
Uditi alla udienza pubblica dell’8 aprile 2005 l’avv.
Domenico Cambiaso per la ricorrente e l’avvocato dello Stato
Marcello Pollara per l’Amministrazione resistente;
Ritenuto e considerato quanto segue:

FATTO
Con ricorso, notificato il 30 settembre 2004 e depositato il
15 ottobre successivo, la scuola paritaria “Istituto Platone” di
Palermo ha impugnato i provvedimenti indicati in epigrafe, con i
quali il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca –
Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Direzione Generale le
ha sostanzialmente fatto divieto di attivare corsi di studio con
frequenza esclusivamente on-line.
Ha chiesto l’annullamento dei provvedimenti impugnati,
previa sospensiva e con vittoria di spese, per i seguenti motivi:
1) Violazione della legge 10 marzo 2000, n. 62.
Contrasterebbe con il principio di equiparazione
delle scuole statali e di quelle paritarie precludere
all’istituto ricorrente lo svolgimento di corsi
regolarmente autorizzati per analogo istituto statale,
ovverosia per l’istituto tecnico industriale
“Giacomo Fauser” di Novara.
2) Violazione del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275.
Sarebbero stati violati gli artt. 1, 3, 4 e 9 del decreto
calendato, che riconoscerebbero ampia autonomia
agli istituti scolastici nella articolazione della
offerta formativa.
3) Eccesso di potere sotto i seguenti profili: violazione
dei precetti di logica ed imparzialità; disparità di
trattamento; contraddizione con precedenti
manifestazioni di volontà; travisamento dei fatti;
difetto di motivazione.
Sarebbero stati adottati provvedimenti diversi a
fronte di situazioni identiche, vi sarebbe
contraddizione con provvedimenti precedentemente
adottati nei confronti dell’istituto ricorrente,
sarebbe erroneo il presupposto della illegittimità
dei corsi on – line ed, infine, i provvedimenti non
sarebbero stati adeguatamente motivati.
Per il Ministero e l’Ufficio Scolastico Regionale per la
Sicilia – si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato.
Con ordinanza n. 2020 del 27 ottobre 2004 la domanda
incidentale di sospensione è stata rigettata (epperò accolta in
appello con ordinanza del C.G.A. n. 53 del 13 gennaio 2005).
In vista dell’udienza l’Avvocatura ha depositato in data 1
aprile 2005, con il consenso della ricorrente, una memoria, con
la quale ha chiesto il rigetto del ricorso in quanto infondato, con
vittoria di spese.
Anche la ricorrente ha depositato una memoria, con la quale
ha insistito nelle domande precedentemente proposte.
Alla pubblica udienza dell’8 aprile 2005, il ricorso, su
conforme richiesta dei difensori delle parti, è stato posto in
decisione.

DIRITTO

La controversia concerne i provvedimenti, con i quali il
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Ufficio
Scolastico Regionale per la Sicilia, ha sostanzialmente impedito
all’istituto paritario ricorrente di attivare corsi con frequenza on –
line.
Con i primi due motivi di ricorso, che per la loro sostanziale
connessione possono essere esaminati congiuntamente, la
ricorrente si duole della violazione della normativa in materia di
equiparazione degli istituti scolastici statali e paritari e di quella in
materia di autonomia scolastica.
Le doglianze sono fondate.
Preliminarmente va evidenziato come l’art. 1, comma 1, legge
10 marzo 2000, n. 62 preveda espressamente che il nostro sistema
di istruzione sia costituito dalle scuole statali e dalle scuole
paritarie private, le quali, coerentemente con l’obiettivo legislativo
primario di espandere l’offerta formativa, sono collocate sullo
stesso piano.
Ciò premesso, va richiamato il D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275,
con il quale è stato approvato, ai sensi dell’art. 21 della legge 15
marzo 1997, n. 59, il regolamento in materia di autonomia delle
istituzioni scolastiche, che consta di una serie di disposizioni, le
quali tendono a garantire la possibilità di adeguare l’offerta
formativa alle esigenze delle varie tipologie di discenti.
Sotto questo profilo, va, in primo luogo, richiamato l’art. 1,
comma 2, il quale prevede espressamente che l’autonomia
scolastica si sostanzi nella progettazione di interventi di
educazione, formazione e istruzione adeguati, tra l’altro, alle
caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, affinché venga loro
garantito il successo formativo, coerentemente con l’esigenza di
migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di
apprendimento.
Lo strumento messo a disposizione delle scuole per il
conseguimento del predetto obiettivo è il piano dell’offerta
formativa, previsto dal successivo art. 3, che è il documento
fondamentale costitutivo dell’identità specifica delle singole
istituzioni scolastiche, che, nell’ambito della loro autonomia,
esplicitano la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa
ed organizzativa.
Nella stesura di tale documento le scuole debbono, ai sensi del
successivo art. 4, tener conto della esigenza di predisporre
percorsi formativi, che siano funzionali alla realizzazione del
diritto ad apprendere di tutti gli alunni. All’uopo è necessario che
vengano riconosciute e valorizzate le diversità attraverso la
promozione delle potenzialità di ciascuno e l’adozione di tutte le
iniziative utili al raggiungimento del successo formativo da parte
di tutti.
Tale essendo il quadro normativo, deve ritenersi, in linea di
principio, ammissibile una diversificazione dell’offerta formativa,
attraverso la previsione in aggiunta ai corsi formativi tradizionali,
basati sulla frequenza in aula, di corsi on-line, rivolti a particolari
categorie di alunni, portatori di esigenze diverse rispetto a quelle
della maggioranza degli studenti.
Per quanto riguarda la fattispecie esaminata, va rilevato come
l’istituto ricorrente non abbia impostato la propria offerta
formativa esclusivamente sui corsi a distanza, ma abbia attivato in
aggiunta ai corsi tradizionali, basati sulla frequenza in aula e rivolti
alla generalità dei potenziali alunni, corsi on- line rivolti a
particolari categorie di soggetti, portatori di esigenze particolari,
quali gli studenti-lavoratori ed i portatori di handicap.
Deve, pertanto, ritenersi che l’offerta formativa dell’istituto
ricorrente, come sopra ricostruita, sia espressione dell’autonomia
allo stesso riconosciuta dalla normativa vigente, con la quale i
provvedimenti impugnati si pongono in contrasto.
I provvedimenti impugnati sono, peraltro, illegittimi anche
sotto il profilo della violazione delle norme volte a garantire parità
di trattamento agli istituti parificati rispetto alle scuole statali.
Dalla documentazione versata in atti emerge, infatti, che ad
analogo istituto statale è stato consentito di articolare la propria
offerta formativa anche on line.
Resta assorbito il terzo motivo.
Concludendo, per quanto suesposto, il ricorso è fondato e va
accolto, con conseguente annullamento dei provvedimenti
impugnati.
Si ravvisano, tuttavia, giusti motivi per compensare tra le parti
le spese di giudizio.

P. Q. M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sede di
Palermo, Sezione Seconda, accoglie il ricorso e, per l’effetto,
annulla i provvedimenti impugnati.———————————–
Spese compensate.———————————————–
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità
Amministrativa. ———————————————————-
Così deciso in Palermo, nella Camera di Consiglio dell’8
aprile 2005, con l’intervento dei Signori Magistrati:
- CALOGERO ADAMO – Presidente
- COSIMO DI PAOLA – Consigliere
- AURORA LENTO – Referendario, estensore.
Depositato in Segreteria il 23/5/2005
Il Direttore
Maria Rosa Leanza